1. Giglio

Nel Sermone di Sant’Antonio (Domenica XV dopo Pentecoste, 12) si legge:


      Considera che nel giglio ci sono tre proprietà: il medicamento, il candore e il profumo. Il medicamento si trova nella sua radice, il candore e il profumo nel fiore. E queste tre proprietà raffigurano i penitenti, poveri nello spirito, che crocifiggono le membra con i loro vizi e le loro concupiscenze, che custodiscono l’umiltà nel cuore per soffocare l’impudenza della superbia, il candore della castità nel corpo e il profumo della buona fama.


      Essi sono detti gigli del campo, non del deserto, e non del giardino. Nel campo sono indicate due cose: la sodezza della santità e la perfezione della carità. Il campo è il mondo (cf. Mt 13,38): per il fiore, resistere nel campo è tanto difficile quanto meritorio. Fioriscono nel deserto gli eremiti, che si mettono al riparo dall’umana compagnia. Fioriscono nel giardino recintato i claustrali, che sono tutelati dalla vigilanza umana. Ma è molto più meritorio (eroico) che i penitenti riescano a fiorire nel campo, cioè nel mondo, dove tanto facilmente si distrugge la duplice grazia del fiore, vale a dire la bellezza della vita santa e il profumo della buona fama.

      Per questo Cristo stesso si gloria di essere un fiore di campo, quando dice nel Cantico dei Cantici: “Io sono il fiore del campo” (Ct 2,1). Così anche la beata vergine Maria, sua madre, può gloriarsi, perché nel mondo non ha perduto il fiore, pur non essendo nè reclusa né monaca, ma ritenendo più eroico fiorire nel mondo, anziché in un giardino o nel deserto. Benché esporsi a questo, dice Agostino, sia piuttosto pericoloso, riuscire a farlo è un grande risultato.

      Nel campo, o nella campagna, si fanno di solito i combattimenti; anche nel mondo c’è una lotta continua: lotta ingaggiata dalla carne, dal mondo stesso e dai demoni; e nella lotta è indispensabile una santità solida, che deve mantenersi imbattibile contro ogni pericolo. Chi vuole uscire in campo per combattere, misuri prima le sue forze, se è in grado di resistere in così aspra lotta. È preferibile fiorire nel giardino o nel deserto, piuttosto che marcire nel campo; è molto meglio durare lì, che soccombere qui.

      Inoltre, nell’essere chiamati “gigli del campo”, è indicata la perfezione della carità, in quanto i gigli sono alla portata di chiunque li voglia cogliere. “Dà a chiunque ti chiede” (Lc 6,30), dice il Signore; offri la tua buona volontà, se non hai la possibilità (la ricchezza); e se le dai entrambe, molto meglio.



Torna a simboli

 Vai inizio pagina