3. Il bambino

Nel Sermone di Natale del Signore, 15 si legge:


«È nato per noi un bambino». Di questo bambino, dice il vangelo: Se non vi convertirete e non diventerete come questo bambino, ecc. (cf. Mt 18,3). Osserva: il bambino quando è sveglio, nella sua culla, piange; se è nudo non arrossisce; se è sculacciato si rifugia in braccio alla mamma. La mamma, quando vuole svezzarlo, si unge di amaro le mammelle; il bambino non sa nulla della malizia del mondo; è incapace di fare peccati; non fa del male al prossimo; non serba rancore; non odia nessuno; non cerca ricchezze; non è sedotto dalla bellezza di questo mondo; non fa preferenza di persone.

    Il bambino simboleggia il penitente convertito che, dopo essere stato una volta con il cuore gonfio di superbia, altero e borioso nelle parole, tronfio nella sua ricchezza, ora è diventato piccolo, umile e spregevole ai propri occhi. Quando è sveglio, quando cioè richiama alla mente il suo precedente modo di vivere, piange amaramente; divenuto nudo e povero per amore di Cristo non arrossisce, e neppure si vergogna di denudare se stesso nella confessione; se subisce un’ingiuria non si offende, ma corre alla chiesa e prega per coloro che lo calunniano e lo perseguitano. La chiesa lo ha, per così dire, svezzato quando, con l’amarezza dei castighi e delle pene, gli ha cosparso la mammella del piacere carnale, alla quale era solito succhiare.
    Le altre analogie sono chiare, e quindi vanno intese alla lettera.
    Quando perciò un mondano si converte e diventa «bambino» di Cristo, con il giubilo del cuore e l’allegria nella voce, dobbiamo esultare dicendo: «Ci è nato un bambino». E Giovanni: «La donna», cioè la chiesa, «quando partorisce» con la predicazione o con la misericordia verso i peccatori, «è afflitta; ma quando ha dato alla luce» con la contrizione e con la confessione «il bambino», cioè il neoconvertito, « non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 16,21). E di Giovanni «grazia di Dio» [il Battista] è detto: «Molti si rallegreranno della sua nascita» (Lc 1,14).



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