Testimonianze

Ecco alcune esperienze di pellegrinaggio.
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Una bellissima esperienza, fra l'altro abbiamo incontrato nei tre siti del "Cammino" dei Frati gentilissimi e questo fa onore all'Ordine. Io ero un pò scettico sul Camino e su manifestazioni simili invece sono felice di averlo fatto e mi sono arricchito di una esperienza unica.
6 Luglio 2011 - nicola     

3^ CAMMINATA DI SANT'ANTONIO Da Camposampiero a Padova. Notte tra il 12 e 13 giugno 2011. STRALCI DAL DIARIO DI UN PELLEGRINO. Viandante, le parole che seguiranno non vogliono essere solo un fermare vuote parole su carta né “romanticismo” o beltà di scrittura ma vogliono essere il frutto di una esperienza di cuore e di mente che non vogliamo faccia capolino tra i nostri affari. Si, Viandante, sei Tu, sono io, che nella notte del cammino abbiamo sudato, ansimato, imprecato, gioito: insomma vissuto. Si, è vero: dimenticheremo quella notte ma, forse , ne porteremo in noi i frutti così come abbiamo dimenticato tutte le esperienze attraversate da bambini per imparare a scrivere ma ne portiamo i frutti come facoltà o arte dello scrivere; similmente sarà adesso... se lo vorrai. Pur continuando a mantenere i piedi ben saldi sulla terra possiamo iniziare a rimirare le altezze celesti; ed è come se la soavità di un qualcosa s'innesti in noi che , se pur non vediamo con gli occhi e non tocchiamo con le mani, inizia a vorticare, a germogliare nello spazio senza punti cardinali della nostra anima. Orsù, Viandante, è giunto il momento, prendimi per mano e reiniziamo il viaggio...conducimi... e favella Tu per me. Camposampiero, Cappelletta del Noce, circa ora IV della notte. Local time: ore 22.45 del 12 giugno. Alla spicciolata, ci si avviava alla Cappelletta del Noce attraverso un vialetto leggermente illuminato ed alberato. -“Chissà quanti dolori, speranze, gioie sono giunti tra i vostri rami ma indistintamente avete salutato tutti, sia fremendo sotto l'alito del vento che permanendo immobili per scrutare meglio il Viandante pensieroso, ...salve a Voi” - All'interno della piccola chiesetta eretta intorno al noce, ora non più presente, ai piedi del quale Sant'Antonio si dedicava alla preghiera, ci aspettava un pacioso frate che sussurrando mostrava e spiegava gli affreschi sulle pareti, purtroppo deturpati da incivili, che riportano i principali miracoli avvenuti ad opera del Santo in modo che signorotti, usurai e gente semplice potessero mirarli e forse ravvedersi: erano i videoclip del tempo. Al termine della spiegazione sono state distribuite le credenziali del Pellegrino che attestano il cammino che da lì a poco avremmo intrapreso. Il pacioso frate ci ha poi benedetti stendendo su di noi la protezione vigile del semplice Antonio...ed ecco come ringraziamento innalzarsi le prime lodi di tutti ..o quasi...voci titubanti, tentennanti mescolate ad altre più sicure ma tutte rispettose del luogo e del momento...e sul sottofondo le sonorità lanciate dai menestrelli. Appena sorpassato il portoncino della cappelletta, l'incipiente notte ci ha accolto con la sua prima frescura e ci siamo disposti in un grande cerchio sull'antistante piazzale... - “Oh, sì , il cerchio...in cui tutti i punti sulla circonferenza sono equidistanti dal centro”- ..con i volti i penombra ci siamo scambiati, a turno, una stretta di mano e nel contempo pronunciavamo il nostro nome...quante strette di mani... timide...operose...spavalde...indifferenti...conosciute..ma tutte anelanti, si., anelanti qualcosa...qualcosa di avvolto nel tempio profondo dell'anima. Disposti in fila indiana, ci si avviava ad attraversare il paese per giungere sugli argini...mi voltai indietro ...per un ultimo sguardo alla cappelletta semi avvolta nel buio..e già mi mancava un po'...mah... Sugli argini, ora VI della notte. Local time: ore 24.00, 12 giugno. - Salve, Viandante - - Salve a Te - - Come mai qui? - - Beh...in un certo senso sono qui per ascoltare la notte e Te, viandante. Desideri dirmi qualcosa? - - Uhmmm...sì... sono qui perché... ossia..insomma...spero che il problema (ognuno ne ha uno o più di uno) che mi assale possa risolversi. - - “Certo, il problema c'è non possiamo fare finta di non vederlo o di evitarlo come ad esempio non possiamo evitare che la malattia ci affligga o che il lupo che è in noi prenda il sopravvento o che la morte pietrifichi le nostre membra ma possiamo alleviarlo anche vincerlo cambiando la nostra prospettiva. Ritagliamoci, in questa notte santa, uno leggero spiraglio: apriamoci alle rivelazioni della vita umana e di quella sovrasensibile. Se , sin da principio, ci si accosta ad un fatto ad una persona col giudizio che si porta dalla vita quotidiana, ci si chiude per quel tipo di giudizio all'impressione calma e intera che quel fatto o persona può esercitare sulla nostra anima. Sono fecondi di esperienza quei momenti in cui tace ogni giudizio, ogni critica che parta da noi : come quando ci si raccoglie nella preghiera o nelle lodi aprendosi alla presenza Christica. Questo richiede consapevole e gioiosa dedizione, abnegazione interiore ed ecco che in alcuni momenti la presenza dello Spirito Santo la sentirai come onda concentrica...avrai per attimi cambiato prospettiva” - - “Chi sei, pellegrino. No, non voglio più ascoltarti, non voglio più sentirti” - - “No, non aver timore... è il tuo sentire che parla attraverso me e che non vuoi ascoltare...perché richiede il vero coraggio...comunque a presto...se lo vorrai” - Tappa seconda, circa ora VIII della notte. Local time: ore 02.00, 13 giugno. I chilometri percorsi iniziano a ripercuotersi nei muscoli ma il buio piacevolmente avvolge e mitiga la fatica. Allo sguardo appaiono casette rischiarate da fievoli luci e a destra e a manca campi coltivati e di tanto in tanto punteggiati da alberi solitari o a gruppetti. Alla nostra sinistra il Muson de Sassi, incanalato, ci accompagna per un bel tratto. In alcuni punti il paesaggio è viziato da agglomerati semiurbani che turbano la quiete visiva. Ecco, finalmente sostiamo nei pressi di uno slargo illuminato, al margine di una effige Santa. I menestrelli iniziano ad orchestrare con le chitarre... i canti si riversano nell'àere circostante... le mani tamburellano il ritmo... le voci s'intonano... anche se i corpi sono stanchi si danza... i pellegrini più riottosi guardano...delle voci sommesse -“Son matti ma è bello”- -“...sì...sì... cieli...luna...acque...vento... venite a danzare con noi questa notte.”- “Laudato sii o mi Signore...e per tutte le creature...per i frutti, i fiori e l'erba...e perché la nostra vita sia sempre una canzone...” Arcella, ora I del mattino. Local time: ore 06.00, 13 giugno. La stanchezza sale...si attraversa la periferia di una città semideserta. Si imbocca un lungo rettilineo, gli ultimi chilometri da percorrere sono duri; i piedi pesanti e messi uno dietro l'altro, si ondeggia per la fatica ma si va avanti. Ad un tratto, si svolta in una laterale a sinistra; s'intravvede la chiesa dell'Arcella. Nel posto ristoro parrocchiale ci aspettano cappuccino e brioche... che delizia. Ci si siede stremati e tra i tavolini un andirivieni di pellegrini. Qualcuno ilare propone di andare a vedere se in chiesa tra gli ex-voto ci siano delle stampelle...Il parroco della chiesa pone il timbro sulla credenziale e ci dice di avviarci in chiesa perché vuole benedirci. Ci avviamo per entrare in chiesa, il suo portale maestoso è chiuso...bussate e vi sarà aperto. Entriamo nella penombra e ci defiliamo stanchi tra le panche per giungere di fronte alla cappelletta costruita si dice dove il Santo esalò il suo ultimo respiro terreno: il luogo del transito. Ci riuniamo nei pressi del Padre che ci benedice..poi scompare per poi riapparire...meraviglia delle meraviglie...con una teca contenente una reliquia di Antonio...raggiante contatto con la Tua presenza. Reliquia che raramente viene mostrata. Lasciamo la chiesa e di buon passo... si fa per dire...si va verso la meta finale, la Basilica del Santo. Basilica del Santo, circa ora II del mattino. Local Time: ore 07.30, 13 giugno. Giungiamo sul sagrato della Basilica, stremati, piedi gonfi ma sorridenti. L'energica figura del rettore – Frater Entius Poiana- ci viene incontro, si notano il taglio definito e netto dei capelli e la barba rasata di fresco. Ci dice che dovremo accodarci ad gruppo di devoti anticipati da una banda musicale per entrare in chiesa e sistemarci nel luogo esclusivamente a noi destinato: la Cappella di San Giacomo. Sentiamo le note della banda musicale, ci accodiamo dietro il gruppo di devoti... e mi volto indietro...sorrido... mi sembra di vedere sul sagrato un mucchio di pietre... ognuno di noi ha lasciato lì la sua. Entriamo in chiesa assiepata di gente...ci facciamo largo ed arriviamo al luogo a noi riservatoci.. passiamo le fasce che delimitano la Cappella e prendiamo posto sulle seggiole. Ecco ...è il momento della ricezione della particola...la transustanziazione...ci pieghiamo su noi stessi...ci rivolgiamo al Christo... Dunque, Viandanti, Cavalieri in Christo ...la storia non è terminata...in sella ai nostri destrieri...altre avventure e prove ci attendono fra le lande della vita ed oltre...nella libertà infinita dello Spirito... “Io li conterò – disse il Signore – e saranno più numerosi che la rena del mare” Francesco, dalle terre lontane della (Vibo) Valentia. P.S.: un grazie all'organizzatore dell'evento, il vulcanico Franco Sartori dell'ASSOCIAZIONE AGGEO – Imprenditoria Cristiana, ai menestrelli che ci hanno deliziato con le musiche Fausto Salvato e Nicola Maggini e un grazie a tutti noi che abbiano partecipato; “...un grazie, - come ha ben detto una Viandante, Elisa - ..che scaturisce più dagli sguardi e da un filo invisibile tra le nostre anime...che dalle parole.” Grazie anche alle Viandanti di Roma/Amor.
1 Luglio 2011 - Francesco     

Ciao a tutti, sono Aldo di Casazza un paesino in provicia di BG. Io e mio figlio Paolo di 14 anni abbiamo fatto il cammino di S ANTONIO, del 28-29/05/2011: un esperienza bellissima. Pensate che io avevo lavorato tutto il giono, e mio figlio in piedi dalla mattina alle 6,30 x andare a scuola. Quando siamo partiti da casa verso le 20 x recarci a Camosampiero, pensavo (mi sa che non riusciamo a percorrere 25Km siamo gia stanchi prima ancora di partire). Ma quando siamo arrivati a Camposampiero a ritirare le credeziali poi partiti x pellegrinaggio, le foze piano piano invece di calare aumetavano. Ditemi voi se questo non è x chè il nostro caro amico SANT' ANTONIO ci acconpagnava e ci sorreggeva camminando con noi, tenendoci x mano e dandoci la forza fisica e soprattutto quella dello spirito. Il prossimo anno se non ci saranno problemi, ma sicuramente non ce ne saranno ci torneremo; sapete quando si ha un amico come S Antonio non ci può capitare nulla di brutto e non si a paura di niente. Poi il 13 Giugno sono tornato a Padova in Basilica non potevo mancare alla sua festa; sapete quando si ha un amico, un vero amico che fa la festa di compleanno si fa di tutto x esserci e stargli vicino e SANT' ANTONIO è un grade e vero amico. Ora basta non voglio continuare ad annoiarvi con i miei pensieri.. Ringrazio di cuore i frati della Basilica e tutti coloro che hanno reso possibile questo eveto unico. GRAZIE ancora.. Aldo e Paolo. 27/06/2011
27 Giugno 2011 - Aldo     

Quest'anno ho fatto il cammino di sant antonio per la prima volta e sono rimasto entusiasta...è stata una bellissima esperienza...spero il prossimo anno di poterci venire e di riuscire a portare mia moglie e altri amici...un grosso ringraziamento ai frati e a tutte le persone che hanno collaborato a questo splendido pellegrinaggio.
30 Maggio 2011 - emilio     

DIARIO DEL CAMMINO LUNGO DI SANT’ANTONIO dal 9 al 12 settembre 2010 Premessa Dieci anni fa si celebrava il Grande Giubileo del 2000. Non sono uno sportivo, però mi piace andare in bici e vivere il più possibile a contatto con la natura, anche per questo ho pensato di fare un pellegrinaggio in bici a Roma. Ho lanciato questa idea a tutte le persone che conoscevo e, alla fine, siamo partiti in tre: io, Lucio, mio coetaneo e amico e Pier Giorgio, “babbo” di mia moglie. Avevo un altro motivo che mi spingeva a questa avventura: ricordare mio papà Raffaello, mancato a questa terra nel 1997. Non avevo nessun riferimento, ho guardato la cartina dell’Italia, identificato l’antica “via francigena” e immaginando le ipotetiche tappe ho cercato dei conventi che potessero accoglierci. È stata un’esperienza molto bella, ricca di esperienze umane e spirituali… e dolori muscolari… Tant’è che, appena finita l’avventura, eravamo già a sognare di ripetere l’esperienza. Cosa che è riuscita a realizzare Pier Giorgio, mentre io e Lucio no. Questo desiderio, rimasto depositato nel cuore, è riaffiorato quest’anno ( dieci anni dopo esatti!) quando ho scoperto il “cammino lungo di Sant’Antonio”. Ho quindi riproposto ancora a chi conoscevo di partire e, alla fine, siamo partiti gli stessi: io, Lucio e Pier Giorgio. Guardando i singoli impegni professionali e familiari, abbiamo deciso di partire la sera di mercoledì 8 settembre. E qui abbiamo scoperto una strana coincidenza: eravamo arrivati alla Basilica di San Pietro a Roma l’8 settembre 2000…. Si tratta quindi di una prosecuzione ideale: le stesse persone dieci anni dopo. Con questi sentimenti nel cuore, ma anche con i timori di una avventura nuova, ho affrontato questa esperienza di cui riporto un breve diario. Mercoledì 8 settembre Io e Pier Giorgio abbiamo preso il treno a Rovigo con le nostre bici alle ore 17 e, dopo il cambio treno a Padova, dove abbiamo apprezzato gli ascensori sui binari, siamo arrivati a Camposampiero alle 18,30 circa. P. Alphonse, un frate Indiano che sta completando gli studi in Italia, ci ha accolti con un bellissimo sorriso e ci ha dato le nostre camere. Era un po’ in apprensione perché tutta la mattina era piovuto in modo intenso e l’idea che noi partissimo in bici lo preoccupava. Immagina noi! Però ecco un altro dono di Dio: il sole illuminava il pomeriggio di Camposampiero e la natura carica di acqua risplendeva. Abbiamo percorso il bell’ itinerario antoniano che dal convento porta alla chiesetta del noce (guarda caso allestito per il Giubileo del 2000) e ci siamo uniti alla preghiera del rosario con le Clarisse. Alle 20 abbiamo cenato con i frati, un po’ incuriositi da questi “pellegrini su due ruote”. Alle 21,30 ci ha raggiunti anche Lucio, accompagnato dalle sue tre donne (la sposa Monica e le due figlie Elisa e Chiara). Dopo cena Pier Giorgio è andato a letto, mentre io e Lucio abbiamo rivisto il percorso del giorno dopo. Qui la prima sorpresa: ci siamo resi conto che avremmo dovuto percorrere 120 km, invece dei 100 previsti. Con questa sorpresa, con l’apprensione di un viaggio che non so come andrà, sia per la strada sconosciuta che per le aspettative dei miei compagni di viaggio, trascorro la notte abbastanza sveglio. Giovedì 9 settembre Sveglia alle 6, S. Messa alle 7 e colazione in Convento. Dopo aver montato le borse alle bici e riempito le borracce di acqua e le foto di rito, finalmente partiamo. Sono le 8,30, il sole fa capolino tra i residui nuvolosi del giorno prima. Anche se con qualche difficoltà iniziale, troviamo il percorso segnato dagli organizzatori del cammino e abbastanza agevolmente arriviamo a Padova. Prima tappa al santuario dell’Arcella e poi al Santo. Qui lasciamo le bici e appoggiamo le nostre mani alla lastra che custodisce la tomba di Sant’Antonio offrendo le nostre fatiche per i desideri delle nostre persone care. Io posso ancora salutare la mia sposa Claudia. Ma abbiamo fretta di percorrere il nostro cammino e velocemente usciamo da Padova. Abbiamo deciso di adattare il cammino proposto e prendiamo la strada bianca lungo il “Canale Battaglia” fino a Monselice. Da qui proseguiamo verso Ca’ Oddo e Sant’Elena. Raggiungiamo quindi Granze, dove ci fermiamo per mangiare un panino. Siamo solo a metà strada verso il primo rifugio a Ferrara e riprendere la bici dopo la pausa mi fa un po’ fatica. Arriviamo sull’argine dell’Adige e, visto che siamo “rovigoti”, decidiamo di non seguire il percorso previsto dal cammino e percorriamo la tangenziale fino alla grande rotatoria che immette sulla transpolesana. Non sono tanti chilometri, fa impressione pedalare in compagnia di auto e camion, dopo una mattina percorsa su piste ciclabili. Per consolarci facciamo una sosta a Bosaro dove facciamo rifornimento di acqua fresca. Riprendiamo il sentiero segnato del cammino che si inoltra per la campagna polesana fino all’argine sinistro del Po. In poco tempo siamo al ponte di Polesella da dove agevolmente ci immettiamo nella strada sull’argine destro del Po che i ferraresi hanno precluso alle auto. Tanto agevole per me e Lucio che Pier Giorgio non vede la nostra virata in uscita dal ponte che prosegue diritto verso Copparo. Cellulare in collegamento e le gambe buone di Lucio permettono il rapido ricongiungimento della “triade”. Percorrendo l’argine del grande fiume il panorama si fa maestoso: da un lato l’acqua che scorre placidamente e senza sosta e dall’atro la campagna coltivata con maestria e passione che mette in mostra i propri frutti. Tant’è che Lucio, con nostra grande meraviglia, con uno slancio si butta con la bici lungo il ripido argine raggiungendo due contadini che stanno raccogliendo le pere. Immaginiamo la meraviglia anche di questi che si sono visti davanti un ciclista in tuta e casco rosso mentre dal loro carro staccavano i frutti maturi. Meraviglia per meraviglia, le pere ce le siamo mangiate di gusto, ringraziando il nostro intrepido compagno. Le parole scorrono veloci, ma i chilometri percorsi sono ormai più di cento. Pier Giorgio è stanco e, a suo dire, “ha finito la benzina”. Continuiamo a seguire il percorso segnato che, finita la strada arginale, utilizza una splendida pista ciclabile per portarci alle mura di Ferrara. L’ultimo chilometro è su una strada “rinascimentale”, quindi a ciottoli. Tutte le nostre membra sono indolenzite, però siamo arrivati. Sono le 17,30 e, tenuto conto dell’ora di partenza, siamo stati in giro per otto ore, di cui cinque sulla sella. Il rifugio previsto dal cammino è l’Ostello della gioventù di Ferrara, diretto da un simpatico gruppo di siciliani. Il portiere di turno ci assegna i posti in un camera con quattro letti che condividiamo con un ciclista olandese, partito da Venezia e destinazione Roma. Stanchi, ma felici di aver raggiunto la prima tappa, ci concediamo un po’ di riposo. Usciamo quindi per visitare la città e cenare. Ferrara è una bella città e anche i ristoranti se ne fanno un vanto. Non riusciamo a trovare un locale con prezzi “popolari”. Alla fine entriamo in una trattoria che, per posizione e nome, ci sembra alla nostra portata. Qui, bene accomodati, apriamo il menù che descrive piatti tipici ma prezzi a due cifre. Siamo in imbarazzo e facciamo una mossa che fuori dal cammino nessuno di noi avrebbe mai fatto: ci alziamo, dichiariamo al ristoratore la nostra difficoltà, chiediamo scusa… e usciamo… “che figura”, direbbe mia cognata Carlotta! Il cammino porta sempre a qualcosa di buono e troviamo una pizzeria che soddisfa i nostri semplici desideri, senza alleggerire troppo i nostri portafogli. La strada del ritorno all’ostello è lunga… perché la stanchezza fa sentire il suo peso, ci allieta però la fresca aria autunnale, ancora mescolata con gli ultimi calori estivi. In silenzio poi, visto che il nostro compagno di stanza, dormiva beatamente, entriamo anche noi sotto le lenzuola. Anche questa notte non riesco a dormire molto: fino a mezzanotte sono “allietato” dalla musica proveniente da stanze attigue e poi dal respiro “rumoroso” di Pier Giorgio. Comunque si riposa bene in questo letto. Venerdì 10 settembre Ore 6,20 sveglia. Prepariamo le nostre borse, infiliamo le “tute” da ciclisti e facciamo colazione all’ostello. Sorpresa: la bici di Pier Giorgio ha la gomma davanti completamente sgonfia. Lucio non ci pensa due volte e, ancora una volta dimostra la sua attenzione verso il prossimo, cambiando la camera d’aria. Alle 8 partiamo con destinazione Bologna. Il percorso per uscire da Ferrara è tortuoso, buono per chi cammina, ma un po’ contorto per chi viaggia in bici. Io ho ancora la sella della bici che si muove stranamente. Cerchiamo un meccanico per biciclette al primo paese, ma non ha il pezzo da sostituire. Ci aiuta un meccanico di moto semplicemente trovando un dado per stringere meglio il contatto con la sella. Ora siamo ad Altedo e troviamo un meccanico che mi sostituisce il canotto che sostiene la sella con un pezzo usato trovato nel deposito: il mio inguine ringrazia! Usciamo dal paese e il percorso segnato si inoltra nella campagna; attraversiamo il parco naturale delle ex risaie Bentivoglio e seguiamo l’argine del canale che collega Bologna al Po. Io e Lucio ci godiamo il paesaggio anche grazie al tiepido sole di settembre. Pier Giorgio invece è preoccupato delle strade non asfaltate che in parte dobbiamo percorrere; ha paura perché ha copertoni da strada e poi ha appena sostituito la camera d’aria. La preoccupazione aumenta quando ci fermiamo a Bentivoglio per la pausa pranzo: la ruota davanti tende a sgonfiarsi…. Tra noi il clima non è più tanto sereno e ognuno tiene a bada i suoi sentimenti. Decidiamo quindi di abbandonare il percorso segnato e raggiungiamo Bologna seguendo la strada statale. Sono le ore 14 quando scendiamo dalle bici davanti a S. Petronio. È troppo presto e la chiesa è chiusa. Ci spostiamo alla chiesa di S. Francesco, con lo stesso risultato. Non potendo rinfrancare l’anima, ci accontentiamo di rinfrescare lo stomaco con un gelato. Ma a risollevare lo spirito di Pier Giorgio ci pensa un biciclettaio a cui chiediamo di verificare la sua ruota davanti che non si sgonfiava per il fondo stradale sassoso ma per la camera d’aria non adatta. Con la ruota riparata ripartiamo più sereni e raggiungiamo la chiesa di S. Stefano. Più che una chiesa sono “sette chiese” incastrate tra di loro costruire nel primo millennio. Il loro fascino si aggiunge, per me, al ricordo degli incontri domenicali con Claudia; era infatti la nostra meta da fidanzati, visto che Bologna era il nostro punto di incontro. Il cammino ci attende quindi, lasciato il centro storico, ci dirigiamo al rifugio proposto, che scopriamo essere in periferia di Bologna in direzione della Toscana; si tratta di una piccola struttura ricettiva dell’Opera don Orione, dove troviamo l’incaricato che ci attendeva e gentilmente ci da la camera. Anche questa ha quattro letti, però non abbiamo ospiti ed è divisa in due, che occupiamo da una parte io e Lucio e dall’altra Pier Giorgio. Abbiamo il tempo per la doccia e provvidenzialmente c’è la possibilità di partecipare alla S. Messa nella vicinissima chiesa parrocchiale intitolata a S. Ruffillo. Sono le 18,20 quando entriamo nella cappella sotto lo sguardo incuriosito delle classiche signore che frequentano queste celebrazioni feriali; chissà cosa penseranno di questi tre personaggi in tuta sportiva in una parrocchia di periferia. Lo stupore diventa invece il nostro quando con semplice gentilezza ci porgono il libro per la preghiera del vespro e dei canti e ci offrono di leggere una lettura durante la celebrazione eucaristica. In questi gesti naturali, ma inaspettati, scopriamo la tenerezza di Dio che ci fa sentire accolti e amati. Lo stupore si trasforma in commozione nella celebrazione eucaristica guidata da un sacerdote che fa trasparire un amore profondo in tutti i gesti liturgici. Non riesco a descrivere, ma solo a ringraziare. Riposati fisicamente e rinfrancati spiritualmente, ci concediamo la cena nell’unico ristorante della zona, almeno così ci è sembrato. Dopo cena torniamo al rifugio e mentre Pier Giorgio si ritira in camera per fumare e telefonare io e Lucio rivediamo il percorso da fare. Decidiamo di abbandonare le tappe segnate, proprio per la presenza di strade sterrate e diverse salite che, abbiamo constatato, mettono fortemente in difficoltà Pier Giorgio. Quindi destinazione di domani Faenza, per poi il giorno seguente arrivare alla nostra meta. Sabato 11 settembre La notte passa veloce e alle 7,30 siamo già montati in bici. La prima tappa è a poche decine di metri dal rifugio, si tratta di un bar per la colazione che avevamo adocchiato la sera prima. Che buono il cornetto fresco e il cappuccino caldo! … un veloce sguardo di intenti e decidiamo di raddoppiare: altro cappuccino e cornetto. Ora si può proprio partire, anche se troviamo qualche difficoltà a inforcare il percorso segnato e, dopo due tentativi, decidiamo di seguire il nostro istinto. Anche oggi si presenta una giornata stupenda, il sole appena sorto fa luccicare la natura ancora umida della notte; percorriamo la strada con le colline alla nostra destra e la campagna alla sinistra; nasce un po’ di nostalgia per la decisione di abbandonare il percorso che doveva attraversare i gessi bolognesi, ma camminare (pedalando) insieme ora ci basta. Dopo un’ora siamo a Castel San Pietro Terme e, per non arrivare troppo presto a Faenza, facciamo una sosta in questa bella cittadina e, visto che ha le terme, raggiungiamo la fontana appena fuori il paese per sostituire l’acqua di bottiglia nelle nostre borracce. E qui si rinnova la tentazione, davanti alle colline che proprio dietro al paese sembrano invitare per una visita. Guardando la cartina vediamo che, allungando un po’ la strada possiamo raggiungere Imola senza riprendere la via Emilia ma attraversando una parte del parco naturale dei gessi bolognesi. Detto fatto ci inoltriamo nel verde curato e abbellito dalla gente che abita questi luoghi. Ci accorgiamo che le colline, oltre ad essere belle da vedere, sono anche faticose da salire e ci prende un po’ il rimorso per avere trascinato Pier Giorgio in questa deviazione non prevista. Ci fermiamo perché ci sembra di aver sbagliato strada (ancora peggio!), proviamo a tornare indietro e chiediamo indicazioni ad un bar, dove ci indicano una scorciatoia con una salita di un chilometro. In bici erano molti di più, soprattutto era una salita molto ripida che ci ha tagliato le gambe e il fiato. Quasi trascinando le bici siamo arrivati in cima. Qui la fatica è diventata subito stupore per il panorama mozzafiato che ci si è presentato davanti: una serie di colline di gesso, degradanti in colture di viti, alberi da frutto e piante di ogni tipo. Per dare “sostanza” allo stupore Pier Giorgio sfila dalla borsa della bici un barattolo di crema di cioccolato che aveva acquistato nel negozio interno ai chiostri di S. Stefano a Bologna: mai Nutella aveva avuto un effetto così ricostituente! Siamo ripartiti a razzo sulla scia di Pier Giorgio fino a Imola. Da annotare che questa deviazione ci ha portato sul tragitto del cammino. Arriviamo in centro a Imola verso le 12,30, affollato di passanti che si godono l’ultima parte del sabato mattina con un aperitivo. Noi ci affidiamo al classico “panino caldo”, ormai tradizione in questi giorni. Solo 15 chilometri ci separano da Faenza, dove raggiungiamo il nostro rifugio verso le 14,30. Si tratta della foresteria del Monastero di clausura delle Clarisse, dove ci accoglie con un sorriso celestiale la madre badessa. Abbiamo a disposizione un intero corridoio del vecchio monastero, ora adibito a foresteria. Troviamo un arredamento essenziale e vecchio ma molto pulito. Abbiamo tutto il pomeriggio libero e lo dedichiamo a visitare il centro di Faenza. Anche qui noto e mi colpisce l’andamento “opulento” degli italiani e lo scorrere mesto dei molti immigrati. Mentre Pier Giorgio partecipa alla S. Messa prefestiva (che noi evitiamo per non fare “doppioni”), io e Lucio ci godiamo il parco davanti alla chiesa, dopo aver invano cercato una trattoria o pizzeria nei paraggi. Un po’ prima della 19, entriamo nella chiesa del Monastero per partecipare ai vespri insieme alle clarisse. Nell’ultimo banco, il primo entrando dalla porta, troviamo tre breviari che intuiamo essere per noi; questa piccola attenzione ci rinnova la sorpresa di sentirci amati e pensati. Anche con questi sentimenti preghiamo i vespri con le suore, tentando di seguire le diverse melodie dei salmi. Nelle invocazioni finali la madre badessa ricorda anche “i pellegrini sul cammino di S. Antonio”. Per la cena troviamo un chiosco che ci prepara piadine e panini, con la tipica simpatia romagnola. Sono le 21,30, ma per noi è già ora di andare a letto, domattina sveglia presto per arrivare alle 10 alla meta! Domenica 12 settembre Andando a letto “con le galline”, non abbiamo bisogno della sveglia e alle 5 siamo già svegli. Inoltre non posso girarmi sul letto in quanto la mia rete suona come una chitarra rock e i piedi sono legati come salami dal sacco a pelo che qui abbiamo dovuto usare. Non mi sento stanco, anzi, l’idea di “camminare” con la bici, mi dona energie sempre nuove. In un clima sereno ci prepariamo per l’ultima tappa. Sono le 6,30 quando ci presentiamo alla pasticceria per la colazione e anche qui le bariste guardano sorprese il nostro abbigliamento e le bici cariche. Come in altre situazioni le “persone in cammino” creano interesse e desiderio di conoscere in molte persone. Questa almeno è stata la mia esperienza di questi giorni. In sella alle nostre bici percorriamo le strade di Faenza, ora deserte. La meta dista circa trenta chilometri seguendo il percorso che abbiamo adattato noi, visto che il “cammino lungo” non passa da Faenza. Senza saperlo troviamo una strada che attraversa le colline faentine che ci regala veramente tantissime emozioni. La luce ancora orizzontale del sole si riflette sulla natura carica di foglie e frutti autunnali; in particolare l’uva pende ormai pesante sui tralci tirati magistralmente dagli agricoltori. Ci fermiamo almeno quattro volte per assaggiare l’uva matura e scattare foto per cercare di fermare queste immagini che riempiono i nostri occhi. In pochi minuti mi passano davanti due lepri, una fagiana e un uccello rapace che non faccio in tempo a identificare e, in fondo ad una discesa mi devo fermare per far passare un gregge di pecore, ma soprattutto perché il cane pastore mi tiene d’occhio! La strada che sembra immersa nella natura, senza che ce ne accorgiamo finisce a Castrocaro Terme; qui, nostro malgrado, dobbiamo lasciarla e ci immettiamo sulla “fredda” statale. Alle 9,30 arriviamo al bivio per l’eremo di Montepaolo, dove la freccia indica sette chilometri, ma non dice l’altimetria. Noi l’abbiamo capita guardando la curva del monte e sapendo che gli eremi hanno l’abitudine di costruirli in cima…. Sì, sono sette chilometri di salita, abbastanza ripida, diciamo molto ripida per me. Comunque è l’ultima fatica e partiamo. La strada, a parte il problema della pendenza, è bella e poco trafficata; ogni tanto si apre uno squarcio nella vegetazione che la costeggia dove riesco a scorgere il paesaggio circostante; più sale e più il paesaggio si apre. Quando ormai penso di dovermi fermare perché le ginocchia scricchiolano, la strada inizia a scorrere su un pianoro, segno che sto per arrivare; è così che in fondo ad un viale alberato scorgo la facciata della chiesetta e, non me l’aspettavo, un brulichio di persone che si aggirano all’esterno. Siamo arrivati! Sono le 10,15. Dopo poco arrivano anche le nostre famiglie in auto e insieme partecipiamo alla S. Messa delle 11. È una festa e una grazia poter godere insieme alle persone che amo questo momento. Cosa ho provato In queste pagine ho fatto la cronistoria delle diverse tappe e degli incontri. Ma questa è solamente la cornice. Il “dipinto”, la cosa bella sono stati i sentimenti e le emozioni che ho provato, che ora provo a descrivere, sempre sinteticamente, per non rovinarmi la reputazione. Chiamata. È stata la prima sensazione, la chiamata a percorrere questo “cammino”, nata sicuramente dall’amore della natura e della spiritualità concreta. È bello sentirsi chiamati! Paura. Di non farcela, di fare fatica, di aver sbagliato i conti, di non essere compresi dai compagni di viaggio.. Gioia interiore. Il sentimento che più ho provato in questi giorni, nel trovarmi immerso nella natura, dalla luce del mattino, per l’accoglienza inaspettata delle persone che abbiamo incontrato, per l’intimità con Dio. Tristezza. Nei momenti in cui si perdeva la complicità per i diversi modi di interpretare il “cammino” di noi tre. Per l’organizzazione Tutto quanto ho scritto l’ho pensato soprattutto per “rendere conto” a chi ha pensato e organizzato questo cammino. “Rendere conto” per dire grazie. Percorrere queste strade è stato per me una grande occasione di crescita spirituale, di trovare Dio nelle bellezze della natura, nella capacità umana di amare e nel prendere contatto con la fatica. Inoltre vedere le “frecce gialle” attaccate agli alberi o impresse nell’asfalto, mi dava sempre gioia, perché erano la prova concreta che qualcuno ha pensato a me e a chi decide di mettersi in marcia. Non abbiamo seguito le tappe “ufficiali”, salvo la “zero”, da Camposampiero a Padova. Le tappe dalla “uno” alla “quattro” le abbiamo sostituite in buona parte. Abbiamo rispettato la “cinque”, la “sei” e la “sette” (da Bosaro a Castel Maggior). Le tappe dalla “otto” alla “tredici” le abbiamo abbandonate per seguire un nostro percorso. In pratica da Bologna abbiamo preso la “via Emilia” che abbiamo percorso fino a Faenza, con la deviazione verso l’interno da Castel San Pietro Terme a Imola (vedi tappa 10: San Marino in Pedriolo, via Fiagnano e via Mercati). La scelta dei percorsi ci è sembrata quasi sempre ottima, salvo le strade proposte in città (Ferrara e Bologna), con passaggi tortuosi per chi viaggia in bici e con diverse scale da affrontare. Con la speranza che questo piccolo resoconto sia di aiuto al prezioso lavoro degli organizzatori, ancora una volta ringrazio per tutte le attenzioni che ci avete dimostrato.
31 Marzo 2011 - Renzo     

grazie S. Antonio ho ripreso in mano la mia vita grazie a Te e solo ora riesco a capire mia nonna che era devota a Te!!! ....Ti voglio bene... con le lacrime agli occhi un solo GRAZIE A TE E ALLA TUA INTERCESSIONE.... MONICA
8 Dicembre 2010 - monica     

Il Cammino di S'Antonio è stato una bella esperienza, indimenticabile. Spero di poterla ripetere il prossimo anno insieme a mio marito e delle amiche care. Grazie S'Antonio. Candida
22 Giugno 2010 - CANDIDA E GIUSEPPE     

Egregi, tempo addietro aggirandomi per gli scaffali polverosi di una biblioteca di Padova, lo sguardo cadde su un libro di geografia impolverato dal tempo. Lo afferrai e aprendolo a caso mi accorsi che nel suo interno vi era una busta senza alcun indirizzo al cui interno erano custoditi dei fogli manoscritti. Due pagine ingiallite dal tempo, scritte fronte-retro su righe sottili e rosse, da dove risaltava una scrittura minuta e fitta. Superando il primo momento di sopresa, le affrontai con un lieve senso di pudore. Trattavano di un pellegrino che appena trascorsa la 2^ guerra mondiale cercava di portare con sè un suo conoscente a compiere con lui un pellegrinaggio. Da queste pagine trascrissi i punti salienti che ora riporto, sistemando poi i fogli lì dove erano stati trovati a testimonianza , così come credo avrebbe voluto l'anonimo destinatario, di altri che verranno. "Carissimo, gradirei portarTi nella notte del 13 giugno sui sentieri che Sant'Antonio attraversò nel suo ultimo cammino terreno da Camposampiero al Santuario dell'Arcella... .....il "pellegrinaggio" assume nel simbolismo religioso ( da re-ligo, legare insieme, ristabilire un contatto) un valore in più perchè allude al labirinto della propria esistenza e ti accomuna agli altri pellegrini che ti accompagnano ...avvolti nella dolcezza della notte... nel silenzio e nell'allegria delle lodi .....scortati dai sorrisi delle stelle ... in cammino ...attraversando gli ostacoli ...verso la meta.... per una novella "vita"... verso il centro....La nostalgia del divino in questo modo diviene concreta presenza...Tu solus Dominus, Tu solus Altissimus...in vitam aeternam...Vivimus... (Tu solo Signore, Tu solo Altissimo.. in vita eterna...Viviamo..) Se vuoi Ti aspetto e il cammino in compagnia sarà meno faticoso...... Un abbraccio". Queste poche note le ho fatte mie è questo e quanto... Anonimo pellegrino moderno.
15 Giugno 2010 - Anonimo Pellegrino moderno     

Cammino nella notte tra 12 e 13 giugno Se qualcuno ci avesse chiesto qualche tempo fa di partecipare ad una camminata di 25 km una notte intera forse l’avremmo guardato con una faccia stranita, pensando che saremmo state matte ad accettare.. Oggi guardiamo al passato pensando che saremmo state matte a non partecipare a questa stupenda esperienza. La fatica, il sonno, la stanchezza hanno CAMMINATO al nostro fianco per tutta la notte, ma all’altro fianco LA VOGLIA DI STARE INSIEME e di scambiarsi parole che in un altro momento non ci saremmo scambiati, L’OBIETTIVO COMUNE dell’arrivo, e L’INCORAGGIAMENTO VICENDEVOLE hanno CORSO con noi per molto più di 25 Km… Ci sono stati istanti in cui il doversi allacciare una scarpa, o semplicemente il bisogno di fare pipì, ci ha allontanato dal gruppo in cammino: è indescrivibile quant’è grande la sensazione dell’essere indifesi di fronte alla SOLITUDINE, all’ABBANDONO e al buio che si fa più nero quando nessuno ci è vicino; ed è altrettanto meravigliosamente indescrivibile la sensazione di FORZA e SOLLIEVO che ci prende quando come pecorelle smarrite torniamo al nostro gregge, come se ritrovassimo la mamma che avevamo perso, come se trovassimo la luce che ci era mancata… Quando in cerchio e per mano ci siamo scambiati preghiere, esperienze, pensieri e abbracci sinceri, quando abbiamo assistito insieme all’alba, quando per rialzarci da quella che ci sembrava una sedia e invece era un sasso nell’erba c’era sempre qualcuno che ci porgeva la mano… e in moltissimi altri momenti di questa PROVA affrontata insieme… abbiamo capito il senso di ciò che stavamo facendo… Guardando bene in fondo alle piccole cose..guardando bene nel profondo della persona che ci cammina a fianco e che tante volte crediamo nemica e non amica… guardando bene che c’è più soddisfazione nel raggiungere un obiettivo avendo faticato e che non arrivandoci con facilità… capiamo e godiamo di una camminata che non è stata fatica ma ristoro per la nostra anima.
14 Giugno 2010 - Elisa     

E' stata l'esperienza spirituale più forte che in 33 anni abbia vissuto. Sono giunto da Napoli, da solo ed era tanta la paura di non farcela ad arrivare alla fine. Mi commuovo ancora per l'emozione provata. Grazie ancora Sant'Antonio per tutto quello che hai fatto e farai per tutti noi. Antonio da Napoli
11 Giugno 2010 - ANTONIO     


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