Testimonianze
Ecco alcune esperienze di pellegrinaggio.Lascia anche la tua testimonianza.
Ciao a tutti. Eccomi ancora qua, sono Aldo sempre di quel paesino in prov di BG. Avevo promesso di tornare a me stesso a voi ma soprattutto a Sant' Antonio, per ringraziarlo di essermi stato vicino nel cammino di quella notte e x tutto l'anno. Allora non potevamo mancare quet'anno, io e mio figlio Paolo e in piu il figlio di una coppia di miei amici, anche lui di 15 anni. I suoi genitori non ci hanno seguito x motivi di salute ma raggiunti in basilica la mattina seguente. Ma torniamo al nostro pellegrinaggio. Il percorso è il solito ma sempre completamente diverso, sempre piu ricco e profondo di valori, di scoperta di noi stessi e degli altri. Mentre si cammina nella notte, si prega, si sta in silenzio si riflette su i SEGNI che i frati ci hanno donato dalla partena con il gesto del pane, e lungo il cammino con la medaglia miracolosa, il gesto del fuoco, dell'abbraccio e del miele. Grazie di cuore ai frati che definirli fantastici è poco. e a tutti i volontari che hanno collaborato x far si che tutto andasse x il meglio. e non x ultimo il nostro amato grande Sant'ANTONIO che ancora oggi ci fa scoprire e capire la grandezza di Dio. Sopratutto nelle piccole cose che abbiamo la grazia di avere senza renderci conto e che diamo x scontato. Grazie ancora ci vediamo il prossimo anno... Aldo Paolo Nicholas..
8 Giugno 2012
- Aldo
Siamo due amiche. e' stato il nostro primo cammino quest'anno, e non sarà l'ultimo. Pensavamo di non farcela, ma la fede immensa ci ha dato la forza per affrontare, anche grazie all'eccezzionale organizzazione, questo lungo cammino. Durante il percorso c'era un sentimento che ci univa tutti, tutte le lingue e tutte le nazionalità, tutti uniti per uno scopo, la preghiera e la devozione grande per Sant'Antonio. L'entrata in chiesa è stata commuovente, seguita da una messa sentita e vissuta appieno. Ringraziamo tutti e ci rivedremo il prossimo anno sempre più numerosi.
2 Giugno 2012
- patrizia e tina
Un gruppo di detenuti di Padova pellegrini sulle orme di sant'Antonio
Sulla strada, oltre le sbarre
Come gufi nella notte, per una volta artefici di riconciliazione piuttosto che uomini di malaugurio. La notte per anni è stata loro alleata nello sfidare la legge, deturpare l’umano, complicare la speranza. Stavolta la notte diverrà loro alleata perché, in fin dei conti, è di notte che l’alba s’appresta al risveglio. Un gruppo di detenuti del carcere di massima sicurezza di Padova stanotte vestirà i panni del pellegrino: nudi di fronte al mondo e avvolti in un anonimato che li mette alla pari con tutti gli altri. Il termine peregrinus significa straniero, foresto, colui che non sta a casa propria. È esattamente la loro identità: durante la permanenza dietro le sbarre la città è diventata per loro foresta e loro foresti per la città. L’hanno tradita e lei li ha dimenticati relegandoli in periferia, segregati fuori dalle sue mura come ben s’addice ai malfattori.
A Padova però abita il Santo «senza nome», quell’Antonio che passando anonimo tra la gente conobbe il fascino dell’effimero e s’impegnò per la pace e la riconciliazione tra le genti. Loro stanotte chiederanno aiuto ad Antonio: ripercorreranno assieme a una folla di pellegrini l’ultimo tratto di strada solcato dal frate in punto di morte: il bandito di vecchia data che abbandona la cella non per evadere dalla sua storia ma per trovare una rigenerazione spirituale a una vita costellata di ferite inferte e subite. Loro hanno rubato la speranza e la galera ha rubato loro le parole, inasprito i sentimenti, scolorito l’alfabeto: per questo il loro pellegrinaggio sarà una lunga preghiera fatta semplicemente col corpo, il corpo come veicolo dell’anima per scendere dentro se stessi e accendere la luce.
Per anni hanno arredato la cella col grosso rischio di scambiarla per il mondo: troppi ci riescono ogni giorno. Poi Qualcuno ha aperto loro la finestra: da quell’incontro col Risorto non hanno più accettato di barattare la luce dell’abat-jour con quella del sole. E qualcuno s’è rimesso in piedi.
Il camminare racconta la meraviglia e lo spavento, l’ignoto e il conosciuto, la forza e la spossatezza. Camminare a piedi è avvertire la coscienza della propria fragilità, un invito alla prudenza e alla disponibilità verso gli altri. È riscoprire la nostalgia e la lentezza in un mondo dominato dalla fretta. Per loro stavolta camminare avrà il sapore di un ritorno in città dopo anni di esilio, un riaffacciarsi alla vita, compenetrarsi nella natura e ritrovare il contatto con l’universo.
In compagnia di Antonio da Padova, il pellegrino di Dio che dopo aver solcato le terre dal Portogallo al Marocco, dalla Sicilia alla Romagna, dalla Francia Meridionale al Veneto passando per la Lombardia è diventato un figlio del quale Padova è divenuta gelosa custode nel mondo.
Nell’animo del pellegrino spesso s’annidano le grandi rivoluzioni: Francesco d’Assisi, Domenico di Guzman, Antonio da Padova sono semplicemente i volti noti di un’umanità e di una Chiesa rivoluzionaria.
Perché sono gli uomini che si guardano dentro, non fuori, a scombussolare il mondo: uomini che hanno capito che ogni passo in avanti dev’essere preceduto da un passo all’interno, per non trasformarsi in un passo all’indietro come insegna la mistica.
Un gruppo sparuto di detenuti che cammina, a nome di tutti i detenuti, fianco a fianco con la gente comune sulle orme di Antonio. C’è sempre un gruppo in rappresentanza di tutti: all’uscita dall’Egitto come all’ingresso della Terra Promessa, sul Golgota come sul Tabor, a Genesaret come nel cenacolo. Qualcuno c’è sempre a nome di tutti per poi cantare ovunque «quella luce e quell’Amor che move il sole e le altre stelle». E che riorganizza la speranza.
Marco Pozza
30 Maggio 2012
- Marco
E' stato un bel cammino sia per le persone con cui sono stato, ma anche per la bella e piacevole esperienza.
- Un cammino dall'andatura non costante, ma dopo il rallentamento c'era la ripresa;
- un cammino con qualche momento di sonno, ma era il motivo per essere più sveglio per vedere e ascoltare ciò che ci sarebbe stato dopo;
- un cammino con qualche piccola goccia di pioggia, ma l'ombrello è rimasto nello zaino, pronto;
- un cammino con la preghiera e il canto per ricordarci il motivo della partecipazione;
- un cammino con momenti di silenzio, ma non eravamo soli;
- un cammino al buio, ma eravamo guidati lungo la via;
- un cammino con tanta gente diversa, ma tutti uguali e con lo stesso obiettivo.
Siamo tutti arrivati alla meta che ci eravamo proposti, forse affaticati e con qualche doloretto qua e la, ma siamo arrivati a casa affrancati e freschi, pronti per riprendere meglio di prima il cammino di tutti i giorni.
30 Maggio 2012
- Giuseppe
Ho partecipato all'Ultimo Cammino: quale esperienza sublime. Complimenti per l'organizzazzione e per l'assistenza spirituale!
Sono un buon camminatore: ho percorso la Via Francigena e mi sto preparando per Santiago. Per devozione, quest'anno ho voluto camminare a Padova. Sebbene fossimo in tanti (circa 1.100 pellegrini, giusto?) ho avuto la possibilità di stare con me stesso e con il Santo. Ho avuto la possibilità di curare e vivere la mia spiritualità, la mia religiosità, incontrando voi frati e tantissimi pellegrini. Una buona organizzazione ha permesso anche questo: coltivare il singolo nella molteplicità.
Bellissima l'idea dei doni spirituali ad ogni tappa: gettare l'incenso nel braciere, cogliere il dono spirituale dal cesto, avere tra le mani la medaglia miracolosa da portare sempre con sè e porre le mani sulla tomba del Santo oltre ovviamente alla credenziale, al sello ed al testimonium: sono atti, gesti e simboli che aiutano a trovare/ritrovare la fede e la speranza nel cammino quotidiano della vita. Soprattutto per i giovani.
Il mio racconto a casa, tra i parenti, faceva venire a me ed a loro, i brividi per l'esperienza vissuta. Credo che il prossimo anno, se Dio vorrà, parteciperemo nuovamente ed in maggior numero. Bravi.
30 Maggio 2012
- Domenico
Carissimi frati,
sono Mirella. E' la prima volta che partecipavo al pellegrinaggio de il cammino di San Antonio.
Sono per ringraziarvi della bella esperienza appena conclusa, grazie del clima di preghiera, dei segni-doni, dell' abbondante Parola di Dio
molto ben appropriata alle circostanze, un grazie all' organizzazione, dai vari gruppi di volontari e alle forze dell'ordine, un grazie ai volontari del primo soccorso che con tanta premura mi hanno soccorso per una lieve storta a un piede.
Ringrazio il Signore che mi ha dato l' opportunità di stare una notte in veglia con Lui, spero e mi auguro di ripeterlo anche il prossimo anno, portando anche qualche altra persona.
Che San Antonio vi benedica e vi protegga.
Ho dimenticato un particolare che porto nel cuore, la vostra affabilità, di tutti voi frati, siete davvero una buona testimonianza per tutti noi!
Sono certa che il Signore esaudirà i nostri desideri di bene attraverso l'intercessione di s. Antonio, ma sono pure consapevole che hanno i... loro tempi!!!!
Grazie della vostra preghiera che fate per tutti noi devoti di S. Antonio.
Un caro saluto
29 Maggio 2012
- Mirella
come promesso quest'anno sono tornato a fare il cammino e questa volta sono venute mia moglie e una nostra amica...anche loro sono rimaste entusiaste di questa esperienza.....la nostra amica non è riuscita a fare l'ultima tappa e grazie ai volontari dell'ordine di malta è arrivata alla basilica del santo in pulmino...anche quest'anno voglio ringraziare tutti quanti si sono prodigati per la buona riuscita di questa emozionante manifestazione...e come dice il proverbio che non c'è 2 senza 3 speriamo di poter ripartecipare anche il prossimo anno!
28 Maggio 2012
- emilio
Una bellissima esperienza, fra l'altro abbiamo incontrato nei tre siti del "Cammino" dei Frati gentilissimi e questo fa onore all'Ordine.
Io ero un pò scettico sul Camino e su manifestazioni simili invece sono felice di averlo fatto e mi sono arricchito di una esperienza unica.
6 Luglio 2011
- nicola
3^ CAMMINATA DI SANT'ANTONIO
Da Camposampiero a Padova.
Notte tra il 12 e 13 giugno 2011.
STRALCI DAL DIARIO DI UN PELLEGRINO.
Viandante,
le parole che seguiranno non vogliono essere solo un fermare vuote parole su carta né “romanticismo” o beltà di scrittura ma vogliono essere il frutto di una esperienza di cuore e di mente che non vogliamo faccia capolino tra i nostri affari.
Si, Viandante, sei Tu, sono io, che nella notte del cammino abbiamo sudato, ansimato, imprecato, gioito: insomma vissuto. Si, è vero: dimenticheremo quella notte ma, forse , ne porteremo in noi i frutti così come abbiamo dimenticato tutte le esperienze attraversate da bambini per imparare a scrivere ma ne portiamo i frutti come facoltà o arte dello scrivere; similmente sarà adesso... se lo vorrai. Pur continuando a mantenere i piedi ben saldi sulla terra possiamo iniziare a rimirare le altezze celesti; ed è come se la soavità di un qualcosa s'innesti in noi che , se pur non vediamo con gli occhi e non tocchiamo con le mani, inizia a vorticare, a germogliare nello spazio senza punti cardinali della nostra anima.
Orsù, Viandante, è giunto il momento, prendimi per mano e reiniziamo il viaggio...conducimi... e favella Tu per me.
Camposampiero, Cappelletta del Noce, circa ora IV della notte. Local time: ore 22.45 del 12 giugno.
Alla spicciolata, ci si avviava alla Cappelletta del Noce attraverso un vialetto leggermente illuminato ed alberato.
-“Chissà quanti dolori, speranze, gioie sono giunti tra i vostri rami ma indistintamente avete salutato tutti, sia fremendo sotto l'alito del vento che permanendo immobili per scrutare meglio il Viandante pensieroso, ...salve a Voi” -
All'interno della piccola chiesetta eretta intorno al noce, ora non più presente, ai piedi del quale Sant'Antonio si dedicava alla preghiera, ci aspettava un pacioso frate che sussurrando mostrava e spiegava gli affreschi sulle pareti, purtroppo deturpati da incivili, che riportano i principali miracoli avvenuti ad opera del Santo in modo che signorotti, usurai e gente semplice potessero mirarli e forse ravvedersi: erano i videoclip del tempo.
Al termine della spiegazione sono state distribuite le credenziali del Pellegrino che attestano il cammino che da lì a poco avremmo intrapreso. Il pacioso frate ci ha poi benedetti stendendo su di noi la protezione vigile del semplice Antonio...ed ecco come ringraziamento innalzarsi le prime lodi di tutti ..o quasi...voci titubanti, tentennanti mescolate ad altre più sicure ma tutte rispettose del luogo e del momento...e sul sottofondo le sonorità lanciate dai menestrelli.
Appena sorpassato il portoncino della cappelletta, l'incipiente notte ci ha accolto con la sua prima frescura e ci siamo disposti in un grande cerchio sull'antistante piazzale...
- “Oh, sì , il cerchio...in cui tutti i punti sulla circonferenza sono equidistanti dal centro”-
..con i volti i penombra ci siamo scambiati, a turno, una stretta di mano e nel contempo pronunciavamo il nostro nome...quante strette di mani... timide...operose...spavalde...indifferenti...conosciute..ma tutte anelanti, si., anelanti qualcosa...qualcosa di avvolto nel tempio profondo dell'anima.
Disposti in fila indiana, ci si avviava ad attraversare il paese per giungere sugli argini...mi voltai indietro ...per un ultimo sguardo alla cappelletta semi avvolta nel buio..e già mi mancava un po'...mah...
Sugli argini, ora VI della notte. Local time: ore 24.00, 12 giugno.
- Salve, Viandante -
- Salve a Te -
- Come mai qui? -
- Beh...in un certo senso sono qui per ascoltare la notte e Te, viandante. Desideri dirmi qualcosa? -
- Uhmmm...sì... sono qui perché... ossia..insomma...spero che il problema (ognuno ne ha uno o più di uno) che mi assale possa risolversi. -
- “Certo, il problema c'è non possiamo fare finta di non vederlo o di evitarlo come ad esempio non possiamo evitare che la malattia ci affligga o che il lupo che è in noi prenda il sopravvento o che la morte pietrifichi le nostre membra ma possiamo alleviarlo anche vincerlo cambiando la nostra prospettiva. Ritagliamoci, in questa notte santa, uno leggero spiraglio: apriamoci alle rivelazioni della vita umana e di quella sovrasensibile. Se , sin da principio, ci si accosta ad un fatto ad una persona col giudizio che si porta dalla vita quotidiana, ci si chiude per quel tipo di giudizio all'impressione calma e intera che quel fatto o persona può esercitare sulla nostra anima. Sono fecondi di esperienza quei momenti in cui tace ogni giudizio, ogni critica che parta da noi : come quando ci si raccoglie nella preghiera o nelle lodi aprendosi alla presenza Christica. Questo richiede consapevole e gioiosa dedizione, abnegazione interiore ed ecco che in alcuni momenti la presenza dello Spirito Santo la sentirai come onda concentrica...avrai per attimi cambiato prospettiva” -
- “Chi sei, pellegrino. No, non voglio più ascoltarti, non voglio più sentirti” -
- “No, non aver timore... è il tuo sentire che parla attraverso me e che non vuoi ascoltare...perché richiede il vero coraggio...comunque a presto...se lo vorrai” -
Tappa seconda, circa ora VIII della notte. Local time: ore 02.00, 13 giugno.
I chilometri percorsi iniziano a ripercuotersi nei muscoli ma il buio piacevolmente avvolge e mitiga la fatica. Allo sguardo appaiono casette rischiarate da fievoli luci e a destra e a manca campi coltivati e di tanto in tanto punteggiati da alberi solitari o a gruppetti. Alla nostra sinistra il Muson de Sassi, incanalato, ci accompagna per un bel tratto. In alcuni punti il paesaggio è viziato da agglomerati semiurbani che turbano la quiete visiva.
Ecco, finalmente sostiamo nei pressi di uno slargo illuminato, al margine di una effige Santa.
I menestrelli iniziano ad orchestrare con le chitarre... i canti si riversano nell'àere circostante... le mani tamburellano il ritmo... le voci s'intonano... anche se i corpi sono stanchi si danza... i pellegrini più riottosi guardano...delle voci sommesse -“Son matti ma è bello”-
-“...sì...sì... cieli...luna...acque...vento... venite a danzare con noi questa notte.”-
“Laudato sii o mi Signore...e per tutte le creature...per i frutti, i fiori e l'erba...e perché la nostra vita sia sempre una canzone...”
Arcella, ora I del mattino. Local time: ore 06.00, 13 giugno.
La stanchezza sale...si attraversa la periferia di una città semideserta. Si imbocca un lungo rettilineo, gli ultimi chilometri da percorrere sono duri; i piedi pesanti e messi uno dietro l'altro, si ondeggia per la fatica ma si va avanti. Ad un tratto, si svolta in una laterale a sinistra; s'intravvede la chiesa dell'Arcella. Nel posto ristoro parrocchiale ci aspettano cappuccino e brioche... che delizia. Ci si siede stremati e tra i tavolini un andirivieni di pellegrini. Qualcuno ilare propone di andare a vedere se in chiesa tra gli ex-voto ci siano delle stampelle...Il parroco della chiesa pone il timbro sulla credenziale e ci dice di avviarci in chiesa perché vuole benedirci.
Ci avviamo per entrare in chiesa, il suo portale maestoso è chiuso...bussate e vi sarà aperto. Entriamo nella penombra e ci defiliamo stanchi tra le panche per giungere di fronte alla cappelletta costruita si dice dove il Santo esalò il suo ultimo respiro terreno: il luogo del transito. Ci riuniamo nei pressi del Padre che ci benedice..poi scompare per poi riapparire...meraviglia delle meraviglie...con una teca contenente una reliquia di Antonio...raggiante contatto con la Tua presenza. Reliquia che raramente viene mostrata.
Lasciamo la chiesa e di buon passo... si fa per dire...si va verso la meta finale, la Basilica del Santo.
Basilica del Santo, circa ora II del mattino. Local Time: ore 07.30, 13 giugno.
Giungiamo sul sagrato della Basilica, stremati, piedi gonfi ma sorridenti. L'energica figura del rettore – Frater Entius Poiana- ci viene incontro, si notano il taglio definito e netto dei capelli e la barba rasata di fresco. Ci dice che dovremo accodarci ad gruppo di devoti anticipati da una banda musicale per entrare in chiesa e sistemarci nel luogo esclusivamente a noi destinato: la Cappella di San Giacomo. Sentiamo le note della banda musicale, ci accodiamo dietro il gruppo di devoti... e mi volto indietro...sorrido... mi sembra di vedere sul sagrato un mucchio di pietre... ognuno di noi ha lasciato lì la sua.
Entriamo in chiesa assiepata di gente...ci facciamo largo ed arriviamo al luogo a noi riservatoci.. passiamo le fasce che delimitano la Cappella e prendiamo posto sulle seggiole.
Ecco ...è il momento della ricezione della particola...la transustanziazione...ci pieghiamo su noi stessi...ci rivolgiamo al Christo...
Dunque, Viandanti, Cavalieri in Christo ...la storia non è terminata...in sella ai nostri destrieri...altre avventure e prove ci attendono fra le lande della vita ed oltre...nella libertà infinita dello Spirito...
“Io li conterò – disse il Signore – e saranno più numerosi che la rena del mare”
Francesco, dalle terre lontane della (Vibo) Valentia.
P.S.: un grazie all'organizzatore dell'evento, il vulcanico Franco Sartori dell'ASSOCIAZIONE AGGEO – Imprenditoria Cristiana, ai menestrelli che ci hanno deliziato con le musiche Fausto Salvato e Nicola Maggini e un grazie a tutti noi che abbiano partecipato; “...un grazie, - come ha ben detto una Viandante, Elisa - ..che scaturisce più dagli sguardi e da un filo invisibile tra le nostre anime...che dalle parole.” Grazie anche alle Viandanti di Roma/Amor.
1 Luglio 2011
- Francesco
Ciao a tutti, sono Aldo di Casazza un paesino in provicia di BG. Io e mio figlio Paolo di 14 anni abbiamo fatto il cammino di S ANTONIO, del 28-29/05/2011: un esperienza bellissima. Pensate che io avevo lavorato tutto il giono, e mio figlio in piedi dalla mattina alle 6,30 x andare a scuola. Quando siamo partiti da casa verso le 20 x recarci a Camosampiero, pensavo (mi sa che non riusciamo a percorrere 25Km siamo gia stanchi prima ancora di partire). Ma quando siamo arrivati a Camposampiero a ritirare le credeziali poi partiti x pellegrinaggio, le foze piano piano invece di calare aumetavano. Ditemi voi se questo non è x chè il nostro caro amico SANT' ANTONIO ci acconpagnava e ci sorreggeva camminando con noi, tenendoci x mano e dandoci la forza fisica e soprattutto quella dello spirito. Il prossimo anno se non ci saranno problemi, ma sicuramente non ce ne saranno ci torneremo; sapete quando si ha un amico come S Antonio non ci può capitare nulla di brutto e non si a paura di niente. Poi il 13 Giugno sono tornato a Padova in Basilica non potevo mancare alla sua festa; sapete quando si ha un amico, un vero amico che fa la festa di compleanno si fa di tutto x esserci e stargli vicino e SANT' ANTONIO è un grade e vero amico. Ora basta non voglio continuare ad annoiarvi con i miei pensieri.. Ringrazio di cuore i frati della Basilica e tutti coloro che hanno reso possibile questo eveto unico. GRAZIE ancora.. Aldo e Paolo. 27/06/2011
27 Giugno 2011
- Aldo
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